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TITOLO I

DISPOSIZIONI GENERALI

Art. 1

Finalità del regolamento

1.  Il funzionamento del Consiglio è regolato dalla legge e dal presente regolamento.

 

2.  Quando nel corso della attività del Consiglio, si presentano situazioni non disciplinate dalla legge o dal regolamento, il presidente della assemblea adotta le decisioni ispirandosi ai principi generali dell’ordinamento.

 

CAPO I

IL CONSIGLIO COMUNALE

 

Art. 2 Composizione

1. Il Consiglio Comunale di Vergato è composto dal Sindaco del Comune e da n. 16 Consiglieri, eletti a suffragio universale secondo le vigenti disposizioni di legge, che concorrono alla formazione dei quorum strutturali e funzionali.

 

Art. 3 Durata in carica

1.  Il Consiglio Comunale inizia la sua attività con la convalida dei Consiglieri eletti e rimane in carica sino alla elezione di un nuovo Consiglio.

 

2.  Dopo la indizione dei comizi elettorali, il Consiglio può adottare atti urgenti ed improrogabili con la indicazione delle motivazioni che rendono necessaria ed opportuna la tempestiva adozione.

 

Art. 4 Sede

1.  Il Consiglio Comunale si riunisce, in via ordinaria, nella sala allo scopo destinata nella residenza comunale.

 

2.  Il Presidente del Consiglio, di fronte alla motivata indisponibilità della sala consiliare o in presenza di ragioni sociali che fanno ritenere opportuna la presenza del Consiglio in luoghi ove si verifichino situazioni particolari che richiedono l’impegno e la solidarietà generale della comunità, può disporre la convocazione della adunanza in sedi diverse.

 

3.  L’avviso di convocazione del Consiglio deve sempre indicare il luogo della adunanza.

 

4.  All’esterno della sede della adunanza deve essere esposta, nel giorno dell’adunanza stessa, la bandiera nazionale, la bandiera europea e quella comunale.


 

CAPO II

IL PRESIDENTE

 

Art. 5 Presidenza delle adunanze

1.  Il Sindaco è il presidente delle adunanze del Consiglio Comunale di Vergato.

 

2.  In caso di assenza o impedimento del Sindaco la presidenza è assunta dal Vice - Sindaco e ove, anche questo sia assente od impedito, dagli altri Assessori per ordine di anzianità

 

Art.6

Compiti e poteri del Sindaco in qualità di Presidente dell’adunanza

1.  Il Sindaco rappresenta l’intero Consiglio Comunale, ne tutela la dignità del ruolo ed assicura le funzioni attribuite allo stesso dalla legge e dallo Statuto comunale.

 

2.  Provvede al proficuo funzionamento della assemblea disponendo per il corretto e ordinato svolgimento dei lavori secondo quanto indicato dall’ordine del giorno e dal presente regolamento. Concede la facoltà di parlare e stabilisce il termine della discussione, illustrando o facendo illustrare i termini delle proposte messe in discussione ed in votazione, determina l’ordine della votazione e ne proclama il risultato.

 

3.  Il Sindaco esercita i poteri necessari al buon funzionamento del Consiglio ispirandosi a criteri di imparzialità nell’osservanza di quanto stabilito dalla legge, dallo statuto e dal presente regolamento.

 

CAPO III

I CONSIGLIERI

 

Art. 7 Entrata in carica

1.  I Consiglieri entrano in carica all'atto della proclamazione ovvero, in caso di surrogazione, non appena è adottata dal Consiglio la relativa deliberazione di convalida. In tal caso i Consiglieri subentranti, se presenti in aula, sono ammessi a partecipare ai lavori del Consiglio.

 

2.  Nella prima seduta successiva alla consultazione elettorale per il rinnovo del Consiglio Comunale, come primo atto, deve essere adottata la convalida degli eletti previa verifica dell’insussistenza delle cause di ineleggibilità e di incompatibilità.

 

Art. 8 Dimissioni

1.  Le dimissioni dalla carica debbono essere presentate dai Consiglieri con comunicazione scritta e sottoscritta, indirizzata al Consiglio Comunale mediante l’ufficio protocollo del Comune.

 

2.  La  comunicazione  deve  formulare  in  maniera  chiara  ed  esplicita  la  volontà  di


dimissioni del Consigliere che non è obbligato a motivare la propria scelta.

 

3.  Le dimissioni sono irrevocabili ed efficaci sin dalla loro presentazione al protocollo del Comune.

 

4.  La surroga del Consigliere dimissionario avviene nel primo Consiglio immediatamente successivo alla data di presentazione delle dimissioni.

 

Art. 9

Decadenza e rimozione dalla carica

1.  Qualora nel corso del mandato si rilevi l’esistenza di una causa di ineleggibilità preesistente alla elezione e non rimossa, il Consiglio Comunale, a termini di legge, pronuncia la decadenza.

 

2. Se durante il corso del mandato il Consiglio rileva condizioni di incompatibilità o ineleggibilità per un Consigliere deve avviare la procedura di contestazione per la decadenza. Se nel frattempo risultano rimosse tali condizioni, il Consiglio prende atto senza adottare altro provvedimento.

3.  I componenti dell’organo consiliare, possono essere rimossi dalla carica quando compiano atti contrari alla Costituzione italiana, o per gravi e persistenti violazioni di legge o per gravi motivi di ordine pubblico.

 

4.  I Consiglieri Comunali possono essere rimossi dalla carica quando siano imputati di uno dei reati previsti dalla legge n. 646/82 o sottoposti a misure di prevenzione e sicurezza secondo quanto disposto dall’ Art. 40 della legge n.142/90.

 

5.  I Consiglieri Comunali che, senza giustificata motivazione, non partecipano a tre sedute consecutive del Consiglio sono dichiarati decaduti con deliberazione del Consiglio stesso. A tal proposito, ai sensi della legge n. 241/90, il Sindaco, 10 giorni prima della seduta consiliare che ratifica la decadenza, è tenuto ad avvertire il Consigliere dell’avvio del procedimento di decadenza affinché il Consigliere medesimo possa far valere eventuali giustificazioni che devono comunque pervenire al protocollo comunale almeno

24 ore prima della adunanza consiliare che discute e delibera sul procedimento di decadenza.

 

Art. 10 Sospensione delle funzioni

1.  I componenti dell’organo consiliare possono essere sospesi con decreto del Prefetto, notificato al Sindaco, quando sussistano i motivi di cui al primo e secondo comma dell’Art. 40 della legge n. 142/90 o di quelli di cui all’Art.15 della legge n. 55/90 e successive modificazioni e integrazioni. Il Sindaco dispone la notifica di copia del provvedimento al consigliere sospeso e procede alla convocazione del Consiglio comunale.

 

2.  Il Consiglio Comunale prende semplicemente atto del provvedimento e provvede alla nomina temporanea del sostituto supplente nella figura del primo dei non eletti della stessa lista del Consigliere sospeso. La supplenza ha termine con la cessazione della sospensione. Qualora sopravvenga la decadenza si fa luogo alla surrogazione.

 

3.  Il consigliere comunale sospeso non può esercitare alcuna delle funzioni connesse e conseguenti alla carica, sia nell'ambito del comune, sia in altri enti, istituzioni ed organismi.


Art. 11 Costituzione di Gruppi Consiliari

1.  I consiglieri eletti nella medesima lista formano, di regola, un gruppo consiliare.

 

2.  Il Consigliere che intenda appartenere ad un Gruppo diverso da quello corrispondente alla lista nella quale é stato eletto o formarne uno nuovo diverso da quello originale, deve darne comunicazione al Sindaco, allegando eventualmente la dichiarazione scritta di accettazione da parte del nuovo gruppo.

 

3.  Anche un solo consigliere può dare vita ad un gruppo autonomo.

 

4.  Ciascun Gruppo designa il proprio Capogruppo all'inizio del mandato, comunicandolo al Consiglio non oltre la seduta di insediamento; ogni successiva diversa designazione deve avvenire almeno cinque giorni prima dalla più vicina riunione del Consiglio comunale.

 

5.  I Gruppi consiliari, per la loro attività, usufruiscono di appositi spazi presso la Sede Municipale. Tali spazi saranno resi disponibili compatibilmente con la reale disponibilità di locali idonei.

 

6.  Al fine di garantire l’esercizio di attività politico-istituzionali connesse con le finalità dell’Ente (riunioni, incontri pubblici, assemblee e dibattiti sui temi propri del Consiglio comunale)

ad ogni Gruppo consiliare è consentito l’uso della Sala consiliare ed è assicurato il servizio della Segreteria generale.

 

Art. 12 Funzioni dei Capigruppo

1.  I Capigruppo esercitano le funzioni stabilite dalla legge, dallo Statuto e dal presente regolamento.

 

2 L’elenco delle deliberazioni della Giunta è messo a disposizione dei capigruppo Consiliari, a cura della Segreteria.

 

3. I testi relativi alle suddette deliberazioni restano a disposizione presso la Segreteria.

 

Art. 13 Conferenza dei capi gruppo

1.  La conferenza dei capi gruppo é un organismo consultivo del Sindaco, concorrendo a definire la programmazione ed a stabilire quant'altro risulti utile per il proficuo andamento dell’attività del Consiglio.

 

2.  Il Sindaco può sottoporre al parere della conferenza dei capi gruppo, prima di deciderne l'iscrizione all'ordine del giorno del Consiglio, argomenti di particolare interesse o delicatezza.

 

3.  La conferenza dei capi gruppo e' convocata e presieduta dal Sindaco o dal vice Sindaco. Alla riunione possono essere invitati dal Sindaco il Segretario comunale o i funzionari comunali quando lo stesso ne ravvisi la necessità.

 

4.  La conferenza é inoltre convocata dal Sindaco quando ne sia fatta richiesta scritta e motivata da almeno due capi gruppo ed e' valida quando dai partecipanti e' rappresentata


almeno la meta' dei consiglieri in carica.

 

5.  I capi gruppo hanno facoltà di delegare un consigliere del proprio gruppo a partecipare alla conferenza, quand'essi siano impossibilitati ad intervenire personalmente.

 

Art. 14

Diritto di iniziativa dei Consiglieri

1.  I Consiglieri hanno sempre diritto di iniziativa su ogni argomento sottoposto a deliberazione consiliare. Tale diritto viene esercitato mediante presentazione di proposte scritte che divengono atti formali del consiglio e richiedono sempre un pronunciamento dello stesso.

 

2.  Le proposte possono essere presentate precedentemente allo svolgimento del consiglio in relazione all’ordine del giorno di convocazione, ovvero possono essere presentate anche durante la discussione consiliare. In ambedue i casi, deve essere espletata la procedura di verifica tecnica della ammissibilità della modifica.

 

Art. 15

Diritto di presentazione di interrogazione, interpellanza e mozione dei Consiglieri

1.  I consiglieri hanno diritto di presentare al sindaco ed alla giunta comunale, interrogazioni, interpellanze e mozioni su argomenti che riguardano direttamente le funzioni di indirizzo e di controllo politico-amministrativo attribuite al consiglio dalla legge e dallo statuto comunale.

 

2.  L’interrogazione, scritta e firmata, preventivamente presentata al protocollo, si rivolge al sindaco ed alla giunta per conoscere la sussistenza di un determinato fatto o conoscere i motivi in base ai quali ci si prefigge di operare per un ben identificato intervento. Per la interrogazione è prevista la risposta scritta entro 30 giorni.

 

3.  L’interpellanza consiste in un quesito rivolto al sindaco o alla giunta circa i motivi che hanno originato un provvedimento o gli intendimenti dell’Amministrazione verso l’esigenza di assumere un provvedimento. Ottenuta la risposta l’interpellante dichiara se é soddisfatto o meno; nel qual caso può trasformare la interpellanza in mozione da iscrivere all’ordine del giorno del consiglio successivo. E’ prevista la replica del sindaco e dell’assessore interpellato.

 

4.  La mozione è una proposta scritta e sottoscritta, sottoposta al pronunciamento del consiglio nell’ambito delle competenze allo stesso attribuite dalla legge e dallo statuto comunale. La mozione è discussa e sottoposta a votazione con la procedura del normale atto deliberativo.

 

Art. 16

Diritto di informazione

1.  Le richieste presentate dai consiglieri per ottenere informazioni e documenti utili all'espletamento del loro mandato devono essere soddisfatte, senza nessuna spesa, entro il quinto giorno lavorativo dalla data di ricevimento delle stesse da parte del responsabile del settore interessato. Ove tale termine non risulti congruo, al consigliere viene comunicata la data entro cui la richiesta può essere soddisfatta; tale termine non potrà comunque superare i 30 giorni.

 

2.  I consiglieri sono tenuti al segreto nei casi previsti dalla legge.


3.  I consiglieri hanno sempre diritto di consultare i bilanci preventivi e consuntivi, gli atti di programmazione generale del Comune, una volta adottati, e di richiedere copia delle parti che interessano.

 

4.  I consiglieri hanno inoltre diritto di prendere visione dei provvedimenti del sindaco, degli assessori e dai capiservizio da lui nominati e delegati, costituiti da ordinanze, autorizzazioni, licenze, permessi e concessioni, eventuali dinieghi, che costituiscano atti formati ed emanati. Eventuali copie vengono rilasciate gratuitamente e in carta libera, con espressa indicazione che il loro uso è limitato all'esercizio della carica di Consigliere.

 

Art. 17

Diritto di consultazione degli atti consiliari

1.  Gli atti già formati e corredati degli eventuali allegati, relativi agli argomenti iscritti all’ordine del giorno delle adunanze consiliari, sono a disposizione dei consiglieri secondo le modalità previste dal successivo Art. 30.

 

2.  I Consiglieri comunali possono richiedere la semplice visione di atti d’ufficio che sono richiamati nello schema deliberativo e che non costituiscono parti integranti o allegati dell’atto stesso; l’esercizio di tale diritto è regolato da quanto disposto dal precedente Art.16 e deve sempre ricondursi a principi di riservatezza e/o segretezza delle notizie acquisite.

 

Art. 18

Diritto di esercizio del mandato elettivo

1.  I Consiglieri comunali, per l’esercizio del mandato elettivo, se lavoratori dipendenti, hanno diritto a permessi ed aspettative nei limiti fissati dalla legge n. 816/85, modificata dalla legge n. 265/99.

 

2.  Ai Consiglieri comunali, è dovuta la indennità di presenza per l’effettiva partecipazione ad ogni adunanza del Consiglio e delle Commissioni consiliari. Le indennità di presenza non sono cumulabili nell’ambito della stessa giornata.

 

3.  I consiglieri comunali specificamente delegati dal Sindaco a recarsi per ragioni del loro mandato, fuori dal territorio comunale, hanno diritto al rimborso delle spese effettivamente sostenute, nei limiti fissati dalla legge.

 

4.  La Giunta comunale, in conformità a quanto stabilito dall’Art.26,comma 5, della legge n.265/99 provvede a deliberare di assicurare i componenti del Consiglio comunale ed eventuali Assessori esterni contro i rischi conseguenti all’espletamento del mandato.

 

Art. 19

Divieto di mandato imperativo

1.  Ogni consigliere comunale rappresenta la comminuta' ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.

 

2.  Nell'adempimento delle funzioni connesse alla carica elettiva egli ha pertanto piena libertà d'azione, di espressione e di voto.

 

Art. 20 Partecipazione alle adunanze


1.  Il consigliere comunale e' tenuto a partecipare a tutte le adunanze del Consiglio.

 

2.  Nel caso di assenza la giustificazione può avvenire mediante motivata comunicazione scritta, inviata al Presidente, il quale ne da' notizia al Consiglio. La giustificazione può essere effettuata anche mediante motivata comunicazione fatta al Consiglio dal capo del gruppo al quale appartiene il consigliere assente.

 

3.  Ogni consigliere può chiedere, con lettera diretta al Presidente, di essere considerato in congedo per un periodo di tempo non superiore a tre mesi, senza obbligo di fornire motivazioni. Il Presidente da' comunicazione al Consiglio, che ne prende atto, nella prima adunanza.

 

4.  Delle giustificazioni e dei congedi viene presa nota a verbale.

 

5.  Il consigliere che si assenta definitivamente dall'adunanza deve, prima di lasciare la sala, avvertire il Segretario comunale perché sia presa nota a verbale.

 

Art. 21 Astensione obbligatoria

1.  I consiglieri comunali devono astenersi dal prendere parte direttamente od indirettamente in servizi, esazioni, forniture e somministrazioni continuative o ricorrenti, appalti, concessioni di lavori e gestione di servizi, incarichi professionali remunerati, riguardanti il Comune e le istituzioni, aziende ed organismi dallo stesso dipendenti o soggetti a controllo politico-amministrativo.

 

2.  Tale obbligo sussiste sia quando si tratti di interesse proprio dei consiglieri, sia dei loro congiunti od affini fino al quarto grado civile.

 

3.  Il divieto di cui ai precedenti commi comporta l'obbligo di assentarsi dall'adunanza per tutto il tempo della discussione e votazione delle relative deliberazioni.

 

4.  I consiglieri, obbligati ad astenersi e ad assentarsi, ne informano il Segretario comunale che da' atto a verbale dell'avvenuta osservanza di tale obbligo.

 

Art. 22 Responsabilità personale - esonero

1.  Il consigliere comunale e' responsabile, personalmente, dei voti espressi in favore o contro i

provvedimenti deliberati dal Consiglio.

 

2.  E' esente da responsabilità il consigliere assente giustificato dall'adunanza o che per legittimi motivi non abbia preso parte alla deliberazione.

 

3.  E' parimenti esente da responsabilità conseguente all'adozione di un provvedimento deliberativo il consigliere che abbia dichiarato, prima della votazione, il proprio dissenso od abbia espresso voto contrario, chiedendo di far risultare a verbale la sua posizione.

 

4.  Si applicano ai consiglieri comunali le disposizioni in materia di responsabilità stabilite dal primo e quarto comma dell'Art. 58 della legge 8 giugno 1990, n. 142.


Art. 23

Nomine e incarichi ai Consiglieri comunali

1.  Nei casi in cui la legge riservi espressamente al Consiglio comunale la nomina di rappresentanti del Consiglio medesimo presso enti, aziende e istituzioni, si provvede in seduta pubblica con sistema di votazione segreta.

 

2.  Nel caso in cui è prevista una nomina con designazione diretta di tutti i gruppi consiliari, la votazione può avvenire in modo palese.

 

3.  Nel caso in cui il consigliere nominato o designato cessi dall’incarico, il Consiglio provvede alla sostituzione nella prima seduta utile.

 

ART.23 bis

INCARICHI DI COLLABORAZIONE

1.  Nell’ambito dei poteri di indirizzo e controllo propri del Consiglio Comunale e dei poteri di coordinamento e organizzazione dell’Amministrazione Comunale complessivamente considerati, il Sindaco può attribuire, con specifico atto, ai Consiglieri comunali l’incarico per svolgere attività volta alla realizzazione degli obbiettivi di programma di mandato, per l’approfondimento di particolari tematiche  di competenza consiliare, per corrispondere – adeguatamente – alle aspettative della collettività amministrata.

2.  Tali compiti assegnati ai Consiglieri comunali non costituiscono deleghe di competenza, quindi, gli incarichi rivestono rilievo interno al Consiglio Comunale, di natura collaborativa agli Organi di amministrazione attiva. Il Sindaco comunica al Consiglio tali incarichi nella prima seduta utile.

 

 

TITOLO II

FUNZIONAMENTO DEL CONSIGLIO COMUNALE

CAPO I CONVOCAZIONE

 

Art. 24 Competenza

1.  La convocazione del Consiglio comunale e' effettuata dal Sindaco. Nel caso di assenza o impedimento temporaneo del Sindaco, la convocazione viene effettuata dal vice Sindaco o, in subordine, dall’assessore più anziano, ai sensi dell'Art. 37 bis della legge 8 giugno 1990, n. 142.

 

2.  In conformità a quanto dispone il comma 2 bis dell'Art. 1 della legge 25 marzo 1993, n.81, nella stessa inserito dall'Art. 1 della legge 15 ottobre 1993, n. 415, la prima seduta del Consiglio comunale successiva alle elezioni deve essere convocata dal Sindaco eletto entro il termine perentorio di dieci giorni dalla proclamazione e deve tenersi entro il termine di dieci giorni dalla convocazione. In caso di inosservanza dell'obbligo di convocazione, provvede in via sostitutiva il Prefetto.

Art. 25

Avviso di convocazione

1.  La convocazione del Consiglio comunale e' disposta a mezzo di avvisi, con le modalità di cui al presente regolamento.


2.  L'avviso di convocazione contiene l'indicazione del giorno e dell'ora dell'adunanza e della sede dove la stessa sara' tenuta, con invito ai consiglieri comunali a parteciparvi. Nell'avviso e' indicato che gli argomenti da trattare sono quelli elencati nell'ordine del giorno.

 

3.  Il Consiglio comunale e' normalmente convocato in adunanza ordinaria.

 

4.  Il Consiglio e' convocato d'urgenza quando sussistono motivi rilevanti ed indilazionabili che rendono necessaria l'adunanza.

 

5.  Il Consiglio e' convocato in adunanza straordinaria quando la stessa sia ritenuta necessaria dal

Sindaco o sia richiesta da almeno un quinto dei consiglieri. L'adunanza deve essere tenuta entro venti giorni dal ricevimento della richiesta.

 

6.  L'avviso di convocazione precisa se l'adunanza ha carattere ordinario, straordinario o d'urgenza. Il Comune non si avvale della distinzione temporale in sessioni, incompatibile con la razionale ed organica programmazione dei lavori necessaria per l'esercizio del ruolo del Consiglio, stabilito dalla legge 8 giugno 1990, n. 142.

 

7.  L'avviso di convocazione e l'ordine del giorno sono muniti in calce del bollo del Comune e firmati dal Sindaco o, in caso di sua assenza od impedimento temporaneo, dal vice Sindaco o dall’assessore più anziano.

 

Art. 26 Ordine del giorno

1.  L'elenco degli argomenti da trattare in ciascuna adunanza del Consiglio comunale ne costituisce l'ordine del giorno.

 

2.  Spetta al Sindaco di stabilire, rettificare od integrare l'ordine del giorno con proprie autonome decisioni, salvo l'obbligo di iscrivere le proposte di cui al successivo quarto comma.

 

3.  L'iniziativa delle proposte da iscrivere all'ordine del giorno spetta al Sindaco, alla Giunta ed ai

consiglieri comunali.

 

4.  Per le proposte di deliberazioni, mozioni ed interrogazioni presentate dai consiglieri comunali, previste dagli artt. 14 e 15 del presente regolamento, si procede alla iscrizione all’ordine del giorno successivo, fatto salvo il tempo necessario ad istruire adeguatamente le proposte stesse.

 

5.  Il referto dell'organo di revisione economico-finanziaria su gravi irregolarità rilevate sulla gestione, e' iscritto dal Sindaco all'inizio dell'ordine del giorno dell'adunanza del Consiglio da tenersi entro 15 giorni da quello della sua presentazione, salvo che la gravita' dei fatti renda necessario che la riunione avvenga nei termini d'urgenza.

 

6.  Gli argomenti sono indicati nell'ordine del giorno, pur con la necessaria concisione, con definizioni chiare e specifiche, tali da consentire ai consiglieri di individuarne con certezza l'oggetto.


7.  Sono elencati distintamente nell'ambito dell'ordine del giorno, sotto l'indicazione "seduta segreta", gli argomenti per i quali ricorrono le condizioni di cui all'Art.35. Tutti gli altri argomenti elencati sono trattati in seduta pubblica.

 

8.  L'ordine del giorno e' inserito od allegato all'avviso di convocazione del quale costituisce parte

integrante.

 

Art. 27

Avviso di convocazione - consegna - modalità

1.  L'avviso di convocazione del Consiglio, con l'ordine del giorno, deve essere consegnato al domicilio dei consiglieri, a mezzo di un messo comunale.

 

2.  Il messo rimette alla segreteria comunale la dichiarazione di avvenuta consegna, contenente l'indicazione del giorno e dell'ora in cui la stessa e' stata effettuata e la firma del ricevente. La dichiarazione di avvenuta consegna può avere forma di elenco-ricevuta, comprendente più destinatari, sul quale vengono apposte le firme dei riceventi e del messo. I documenti predetti sono conservati a corredo degli atti dell'adunanza consiliare.

 

3.  I consiglieri che non risiedono nel Comune devono designare, entro dieci giorni dalla proclamazione della elezione, un domiciliatario residente nel Comune indicando, con lettera indirizzata al Sindaco, il nominativo e l'indirizzo della persona alla quale devono essere consegnati

gli avvisi di convocazione ed ogni altro atto pertinente alla carica, esonerando l'amministrazione da qualsiasi responsabilità nel caso in cui il domiciliatario non provveda a recapitare tempestivamente tali documenti.

 

4.  I consiglieri che non risiedono nel Comune possono richiedere l’invio dell’avviso di convocazione a mezzo di raccomandata postale con avviso di ricevimento. La spedizione deve avvenire entro il termine previsto per la consegna dell'avviso.

 

5.  Fino a quando non e' effettuata la designazione di cui al precedente comma, il Sindaco provvede a far spedire l'avviso di convocazione al domicilio anagrafico del consigliere, a mezzo di raccomandata postale con avviso di ricevimento, senza bisogno di osservare altre particolari formalità. La spedizione deve avvenire entro il termine previsto per la consegna dell'avviso al domicilio. Con tale spedizione si considera osservato, ad ogni effetto, l'obbligo di consegna dell'avviso di convocazione e rispettati i termini fissati dalla legge e dal regolamento.

 

6.  Nel caso in cui un consigliere lo richieda, è consentita la consegna tramite posta elettronica, che sostituisce le consegne di cui ai commi precedenti.

 

Art. 28

Avviso di convocazione - consegna - termini

1.  L'avviso di convocazione per le adunanze ordinarie deve essere consegnato ai consiglieri almeno cinque giorni interi e liberi prima di quello stabilito per la riunione.

 

2.  Per le adunanze straordinarie la consegna dell'avviso deve avvenire almeno tre giorni liberi e interi prima di quello stabilito per la riunione.


3.  Nei termini di cui ai precedenti commi sono inclusi i giorni festivi ricorrenti per calendario.

 

4.  Per le adunanze convocate d'urgenza, l'avviso deve essere consegnato almeno 24 ore prima di quella stabilita per la riunione.

 

5.  Per le adunanze di seconda convocazione l'avviso deve essere consegnato almeno un giorno libero prima di quello nel quale e' indetta la riunione.

 

6.  Nel caso che, dopo la consegna degli avvisi di convocazione, si debbano aggiungere all'ordine del giorno delle adunanze ordinarie e straordinarie argomenti urgenti o sopravvenuti, occorre darne avviso scritto ai consiglieri almeno 24 ore prima della riunione, comunicando l'oggetto degli argomenti aggiunti anche a mezzo telegramma.

 

7.  I motivi dell'urgenza delle convocazioni di cui al comma quarto e dei provvedimenti aggiunti all'ordine del giorno di cui al comma sesto, possono essere sindacati dal Consiglio comunale, il quale può stabilire, a maggioranza dei presenti, che la loro trattazione sia rinviata ad altro giorno

stabilito dal Consiglio stesso. L'avviso del rinvio viene comunicato soltanto ai consiglieri assenti dall'adunanza nel momento in cui questo e' stato deciso.

 

8.  L'eventuale ritardata consegna dell'avviso di convocazione e' sanata quando il consigliere interessato partecipa all'adunanza del Consiglio alla quale era stato invitato.

 

Art. 29

Ordine del giorno - pubblicazione e diffusione

1.  L'elenco degli argomenti da trattare nelle adunanze ordinarie e straordinarie e' pubblicato all'Albo Pretorio rispettivamente nei cinque giorni e nei tre giorni precedenti quello della riunione. Il Segretario comunale verifica che tale pubblicazione risulti tuttora esposta nel giorno precedente la riunione ed in quello in cui la stessa ha luogo.

 

2.  L'elenco degli argomenti da trattare nelle riunioni convocate d'urgenza e quelli relativi ad argomenti aggiunti all'ordine del giorno delle adunanze ordinarie e straordinarie, sono pubblicati all'Albo Pretorio almeno 24 ore prima della riunione.

 

3.  Entro i termini previsti per la consegna ai consiglieri comunali, copia dell'avviso di convocazione e dell'ordine del giorno delle adunanze, inclusi quelli aggiuntivi, viene inviata a cura della segreteria comunale, assicurandone il tempestivo recapito:

a)-al collegio dei revisori dei conti in adempimento all'obbligo previsto dal secondo comma dell'Art.105 del D.Lgs. 25 febbraio 1995, n. 77;

b)-agli organismi di partecipazione popolare previsti dallo statuto e dall'apposito regolamento;

c)-ai responsabili degli uffici e servizi comunali;

 

4.  Il Sindaco, può disporre la pubblicazione di manifesti per rendere noto il giorno e l'ora di convocazione del Consiglio e gli argomenti, iscritti all'ordine del giorno.


CAPO II ORDINAMENTO DELLE ADUNANZE

Art. 30 Deposito degli atti

1.  Gli atti relativi agli argomenti iscritti all'ordine del giorno devono essere depositati 48 ore prima della riunione nella segreteria comunale od in altro ufficio indicato nell'avviso di convocazione e devono essere consultabili.

 

2.  Nessuna proposta può essere sottoposta a deliberazione definitiva del Consiglio se non e' stata depositata entro i termini di cui ai precedenti comma, nel testo completo, corredato da tutti i pareri e le attestazioni previste per legge e dai documenti necessari per consentirne l'esame. I consiglieri hanno diritto di consultare gli atti d'ufficio richiamati o citati negli schemi di deliberazione depositati o comunque direttamente attinenti alle proposte depositate.

 

3.  All'inizio della riunione le proposte ed i documenti devono essere depositati nella sala dell'adunanza e nel corso di essa ogni consigliere può consultarli.

 

4.  Le proposte relative alla modifica dello statuto e dei regolamenti devono essere esaminate dalla Commissione Speciale prevista all’Art. 59 prima dell'adunanza nella quale dovra' esserne iniziato ed eventualmente concluso l'esame.

 

5.  Il regolamento di contabilità stabilisce il termine, non inferiore a 15 giorni anteriori alla riunione prevista per l'esame, entro il quale sono presentati dalla Giunta al Consiglio comunale, in apposita adunanza, gli schemi del bilancio annuale di previsione, della relazione previsionale e programmatica e del bilancio pluriennale, con gli allegati prescritti e la relazione dell'organo di revisione. Tali atti vengono, dal giorno della presentazione, depositati a disposizione dei consiglieri i quali possono presentare al Presidente emendamenti entro il sesto giorno precedente quello dell'adunanza stabilita per l'esame dei bilanci. Il bilancio annuale di previsione, con tutti gli

allegati, e' deliberato dal Consiglio comunale entro il termine stabilito dalla legge.

 

6.  Il regolamento di contabilità stabilisce il termine, non inferiore a 20 giorni dalla data dell'adunanza del Consiglio stabilita per l'esame, entro il quale devono essere depositati a disposizione dei consiglieri comunali il rendiconto della gestione, gli allegati prescritti e la relazione dell'organo di revisione. Il rendiconto e' approvato dal Consiglio entro il 30 giugno dell'anno successivo a quello al quale lo stesso si riferisce.

 

7.  Del deposito del rendiconto e' data comunicazione ai consiglieri.

 

Art. 31

Adunanze di prima convocazione

1.  Il Consiglio comunale, in prima convocazione, non può deliberare se non interviene almeno la meta' dei consiglieri assegnati al Comune.

 

2.  L'adunanza si tiene all'ora fissata nell'avviso di convocazione. Il numero dei presenti viene accertato mediante l'appello nominale, eseguito dal Segretario comunale ed i cui risultati sono annotati a verbale. Qualora i consiglieri non siano inizialmente presenti nel


numero prescritto, il Presidente dispone che si rinnovi l'appello quando tale numero risulti raggiunto.

 

3.  Nel caso in cui, trascorsa almeno un'ora da quella fissata nell'avviso di convocazione ed eseguito l'appello, sia constatata la mancanza del numero dei consiglieri necessario per validamente deliberare, il Presidente ne fa prendere atto a verbale e dichiara deserta l'adunanza.

 

4.  Dopo l'appello effettuato all'inizio dell'adunanza, si presume la presenza in aula del numero dei consiglieri richiesto per la legalità della riunione. I consiglieri che entrano o che si assentano dall'adunanza dopo l'appello, sono tenuti a darne avviso al Segretario comunale il quale, quando in base a tali comunicazioni accerta che i presenti sono in numero inferiore a quello previsto dal primo

comma, avverte il Presidente che può far richiamare in aula i consiglieri momentaneamente assentatisi e, se ne ravvisa la necessita', disporre la ripetizione dell'appello. Nel caso che

dall'appello risulti che il numero dei consiglieri e' inferiore a quello necessario, il Presidente dispone la sospensione temporanea dell'adunanza, a sua discrezione fino a 15 minuti, dopo la quale viene effettuato un nuovo appello dei presenti. Ove dallo stesso risulti che il numero dei presenti e' tuttora inferiore a quello prescritto per la validità dell'adunanza, questa viene dichiarata deserta per gli argomenti a quel momento rimasti da trattare. Di CIO' viene preso atto a verbale, indicando il numero dei consiglieri presenti al momento della chiusura della riunione.

 

5.  I consiglieri che escono dalla sala prima della votazione non si computano nel numero necessario a rendere legale l'adunanza.

 

Art. 32

Adunanze di seconda convocazione

1.  L'adunanza di seconda convocazione fa seguito, in giorno diverso, per ogni argomento iscritto all'ordine del giorno, ad altra riunione andata deserta per mancanza del

numero legale.

 

2.  L'adunanza che segue ad una prima iniziata con la presenza del numero legale dei consiglieri ed interrotta nel suo corso per essere venuto meno il numero minimo dei presenti, e' pure essa di seconda convocazione per gli affari rimasti da trattare nella prima.

 

3.  Nell'adunanza di seconda convocazione, le deliberazioni, escluse quelle di cui al comma

successivo, sono valide purché intervengano almeno sei membri del Consiglio.

 

4.  Nelle adunanze di seconda convocazione non possono essere discussi e deliberati, se non vi sia la partecipazione di almeno la meta' dei consiglieri assegnati al Comune, i seguenti atti:

 

a)-la costituzione di istituzioni o aziende speciali; b)-la partecipazione a società di capitali;

c)-la disciplina generale delle tariffe per la fruizione di beni e di servizi; d)-i bilanci annuali e pluriennali e la relazione previsionale;

e)-il rendiconto della gestione; f)-i regolamenti;


g)-l'istituzione e l'ordinamento dei tributi; h)-i piani urbanistici e le relative varianti; i)-l'emissione di prestiti obbligazionari;

l)-l'esame della relazione su gravi irregolarità presentate dal collegio dei revisori dei conti.

 

5.  Il giorno e l'ora delle sedute di seconda convocazione sono stabiliti dal Sindaco. La convocazione viene effettuata con avvisi scritti la cui consegna ha luogo con le modalità previste per la prima convocazione e nel termine di cui al comma 5.dell’Art. 28 del presente regolamento

.

6.  Quando l'avviso spedito per la prima convocazione stabilisca anche il giorno e l'ora per la

seconda, nel caso che essa si renda necessaria, il Sindaco e' tenuto ad inviare l'invito per la stessa ai soli consiglieri che non sono intervenuti alla prima convocazione o che sono risultati assenti al momento in cui tale seduta, legalmente costituitasi, fu dichiarata  deserta. Tali avvisi debbono essere consegnati almeno 24 ore prima di quella fissata per la seconda convocazione.

 

7.  Trascorsa un'ora da quella fissata per l'inizio della seduta di seconda convocazione ed ove manchi il numero minimo previsto per renderla valida, essa viene dichiarata deserta.

 

8.  Qualora siano iscritti all'ordine del giorno della seduta di seconda convocazione argomenti compresi fra quelli elencati al precedente quarto comma, il Consiglio provvede  a deliberare su di essi soltanto nel caso che sia presente almeno la meta' dei consiglieri assegnati al Comune. In caso contrario gli stessi vengono rinviati ad altra adunanza di prima convocazione.

 

9.  Quando l'urgenza lo richieda, all'ordine del giorno di un'adunanza di seconda convocazione possono essere aggiunti argomenti non compresi nell'ordine del giorno di quella di prima convocazione andata deserta. Tali argomenti debbono essere iscritti e trattati nella riunione dopo quelli di seconda convocazione e per essi la seduta ha il carattere e richiede le presenze previste per la prima convocazione. L'aggiunta di tali argomenti deve essere resa nota a tutti i consiglieri con avviso da inviarsi almeno 24 ore prima dell'adunanza. In questo caso può essere richiesto il rinvio

della loro trattazione in conformati' a quanto stabilito dall'Art. 28, 7° comma, del presente regolamento.

10.  Nel caso di argomenti rinviati dal Consiglio per la trattazione in una seduta successiva, oppure di seduta che segue ad altra che fu volontariamente interrotta per motivo diverso dalla mancanza del numero legale dei presenti, la nuova adunanza mantiene il carattere di "prima convocazione".

 

Art. 33

Partecipazione di assessore non consigliere

1.  L'assessore non consigliere di cui al quarto comma dell'Art. 33 della legge 8 giugno 1990, n. 142 ed all’Art.24 dello Statuto, partecipa alle adunanze del Consiglio comunale con funzioni di relazione e diritto d'intervento, ma senza diritto di voto.

 

2.  La sua partecipazione alle adunanze del Consiglio comunale non e' computata ai fini della


determinazione delle presenze necessarie per la legalità della seduta e delle maggioranze per le votazioni.

 

CAPO III PUBBLICITA' DELLE ADUNANZE

 

Art. 34 Adunanze pubbliche

1.  Le adunanze del Consiglio comunale sono pubbliche, salvo quanto stabilito dall'Art.

35

 

2.  Nell'apposito spazio riservato al pubblico, chiunque può assistere alle adunanze.

 

Art. 35 Adunanze segrete

1.  L'adunanza del Consiglio comunale si tiene in forma segreta quando vengono trattati argomenti che comportano apprezzamento della capacita', moralità, correttezza o sono esaminati fatti e circostanze che richiedono valutazioni delle qualità morali e delle capacita' professionali di persone.

 

2.  Gli argomenti da esaminare in seduta segreta sono precisati nell'ordine del giorno dell'adunanza.

 

3.  Quando nella discussione di un argomento in seduta pubblica siano introdotte valutazioni sulla moralità, correttezza, capacita' e comportamenti di persone, il Presidente invita i consiglieri a chiuderla, senza ulteriori interventi. Il Consiglio, su proposta motivata di almeno tre consiglieri

può deliberare, a maggioranza di voti, il passaggio in seduta segreta per continuare il dibattito. Il Presidente prima di autorizzare la ripresa dei lavori, dispone che le persone estranee al Consiglio, con la sola esclusione del Segretario, escano dall'aula.

 

Art. 36 Adunanze "aperte"

1.  Quando si verificano le particolari condizioni previste dallo statuto o rilevanti motivi d'interesse della comminuta' lo fanno ritenere necessario il Presidente, sentita la conferenza dei capi gruppo, può convocare l'adunanza "aperta" del Consiglio comunale, nella sua sede abituale od anche nei luoghi particolari previsti dall'Art. 4 del presente regolamento.

 

2.  Tali adunanze hanno carattere straordinario ed alle stesse, con i consiglieri comunali, possono essere provincia, di altri comuni, degli organismi di partecipazione popolare e delle associazioni sociali, politiche e sindacali interessate ai temi da discutere.

 

3.  In tali particolari adunanze il Presidente, garantendo la piena libertà di espressione dei membri del Consiglio comunale, consente anche interventi dei rappresentanti come sopra invitati, sia del pubblico.

 

4.  Durante le adunanze "aperte" del Consiglio comunale non possono essere adottate deliberazioni od assunti impegni di spesa, anche di massima, a carico del bilancio comunale.


5.  Durante le adunanze "aperte" del Consiglio comunale, il Consiglio può invece assumere specifici ordini del giorno di indirizzo politico attinenti il tema specifico trattato.

 

CAPO IV DISCIPLINA DELLE ADUNANZE

 

Art. 37 Comportamento dei consiglieri

1.  Nella discussione degli argomenti i consiglieri comunali hanno il più ampio diritto di esprimere apprezzamenti, critiche, rilievi e censure, ma essi devono riguardare atteggiamenti, opinioni o comportamenti politico-amministrativi.

 

2.  Tale diritto e' esercitato escludendo qualsiasi riferimento alla vita privata e alle qualità personali di alcuno e va in ogni caso contenuto entro i limiti dell'educazione, della prudenza e del civile rispetto. Non e' consentito fare imputazioni di cattiva intenzione, che possano offendere l’onorabilità di persone.

 

3.  Se un consigliere turba l'ordine, pronuncia parole sconvenienti o lede i principi affermati nei precedenti commi, il Presidente lo richiama, nominandolo.

 

4.  Dopo un secondo richiamo all'ordine, fatto ad uno stesso consigliere nella medesima seduta senza che questo tenga conto delle osservazioni rivoltegli, il Presidente deve interdirgli la parola fino alla conclusione dell'affare in discussione. Se il consigliere contesta la decisione, il

Consiglio, su sua richiesta, senza ulteriore discussione, decide con votazione in forma palese.

 

Art. 38

Ordine della discussione

1.  I consiglieri comunali prendono posto nell'aula consiliare con il gruppo di appartenenza. Ove richiesto da almeno un gruppo, l'attribuzione iniziale dei posti viene effettuata dal Presidente, sentita la conferenza dei capi gruppo.

 

2.  I consiglieri partecipano alle adunanze seduti nei posti loro assegnati e parlano dal loro posto,

rivolti al Presidente ed al Consiglio.

 

3.  I consiglieri che intendono parlare ne fanno richiesta al Presidente all'inizio del dibattito od al termine dell'intervento di un collega.

 

4.  Debbono essere evitate le discussioni ed i dialoghi fra i consiglieri. Ove essi avvengano, il Presidente deve intervenire togliendo la parola a tutti coloro che hanno dato origine al dialogo, mantenendola al consigliere iscritto a parlare.

 

5.  Solo al Presidente é permesso di interrompere chi sta parlando, per richiamo al regolamento od ai termini di durata degli interventi dallo stesso stabiliti.

 

6.  Ogni intervento deve riguardare unicamente la proposta in discussione. In caso contrario il Presidente richiama all'ordine il consigliere e, ove lo stesso persista nel divagare, gli inibisce di continuare a parlare.


7.  Nessun intervento, quando sia contenuto nei limiti fissati dal regolamento, può essere interrotto per la sua continuazione nell'adunanza successiva.

 

Art. 39 Comportamento del pubblico

1.  Il pubblico che assiste alle adunanze del Consiglio deve restare nell'apposito spazio allo stesso

riservato, tenere un comportamento corretto, astenersi da ogni manifestazione di assenso o dissenso dalle opinioni espresse dai consiglieri o dalle decisioni adottate dal Consiglio.

 

2.  Non e' consentita l'esposizione di cartelli, striscioni e l'uso di qualsiasi altro mezzo che interferisca con l'esercizio delle funzioni del Consiglio o rechi disturbo allo stesso.

 

3.  I poteri per il mantenimento dell'ordine nella parte della sala destinata al pubblico spettano

discrezionalmente al Presidente, che li esercita avvalendosi, ove occorra, dell'opera della polizia municipale. A tal fine un agente é sempre comandato di servizio per le adunanze del Consiglio comunale, alle dirette dipendenze del Presidente.

 

4.  L’eventuale  intervento  della forza pubblica  nell'aula avviene solo su richiesta del Presidente e dopo che sia stata sospesa o tolta la seduta.

 

5.  Quando da parte di persone che assistono all'adunanza viene arrecato turbamento ai lavori della stessa od al pubblico presente, il Presidente dopo averle verbalmente diffidate a tenere un comportamento conforme a quanto stabilito dal primo comma, può ordinarne l'allontanamento dalla sala fino al termine dell'adunanza.

 

6.  Quando nella sala delle adunanze si verificano disordini e risultano vani i richiami del Presidente, egli abbandona il seggio, dopo aver dichiarata sospesa la riunione fino a quando non riprenderà il suo posto. Se alla ripresa dell'adunanza i disordini proseguono il Presidente, udito il parere dei capi gruppo, la dichiara definitivamente interrotta. Il Consiglio Sara' riconvocato, con le modalità stabilite dal regolamento, per il completamento dei lavori.

 

Art. 40

Ammissione di funzionari e consulenti in aula

1.  Il Presidente, per esigenze di compiutezza di informazione al Consiglio, può invitare nella sala i funzionari comunali perché effettuino relazioni o diano informazioni e quant'altro risulti necessario.

 

2.  Possono essere altresì invitati consulenti e professionisti incaricati di progettazioni e studi per conto dell'amministrazione, per fornire illustrazioni e chiarimenti.

 

3.  Effettuate le comunicazioni e risposto ad eventuali quesiti rivolti dal Presidente o dai consiglieri, i predetti funzionari e consulenti si astengono dalla discussione, pur restando a disposizione se in tal senso richiesti.


CAPO V ORDINE DEI LAVORI

 

Art. 41

Comunicazioni - interpellanze - interrogazioni

1.  All'inizio dell'adunanza, concluse le formalità preliminari, il Presidente effettua eventuali comunicazioni proprie e della Giunta sull’attività del Comune e su fatti ed avvenimenti di particolare interesse per la comminuta'.

 

2.  Sulle comunicazioni può intervenire, per associarsi o dissentire, un consigliere per ciascun gruppo, per un tempo non superiore a cinque minuti.

 

3.  La trattazione delle interpellanze avviene esclusivamente nelle adunanze ordinarie, nella parte finale della seduta pubblica, dopo la trattazione di tutti gli altri argomenti.

 

4.  L'esame delle interpellanze viene effettuato nell'ordine cronologico di presentazione.

Se il

consigliere proponente non e' presente al momento in cui deve illustrare la sua interpellanza, questa s'intende ritirata, salvo che il presentatore non ne abbia chiesto il rinvio ad altra adunanza.

 

5.  L'interpellanza e' sinteticamente illustrata al Consiglio dal presentatore. Conclusa l'illustrazione il Presidente può dare direttamente risposta alla interrogazione o demandare all'Assessore incaricato di provvedervi. Qualora la complessità della risposta richieda una breve istruttoria, il presentatore della interpellanza depositerà il testo scritto che riceverà risposta nella seduta consiliare successiva. L'illustrazione e la risposta devono essere contenute complessivamente nel tempo di dieci minuti.

 

6.  Alla risposta può replicare solo il consigliere interpellante, per dichiarare se sia soddisfatto o meno e per quali ragioni, contenendo il suo intervento entro il tempo di cinque minuti. Alla replica del consigliere può seguire, a chiusura, un breve intervento del Presidente o dell'Assessore.

 

7.  Nel caso che l'interpellanza sia stata presentata da più consiglieri il diritto di illustrazione e di replica spetta ad uno solo di essi, di regola al primo firmatario.

 

8.  Le interpellanze relative a fatti strettamente connessi tra loro vengono trattate contemporaneamente.

 

9.  Le interrogazioni, così come definite al comma 2 dell’Art.15 e che prevedono risposta scritta al proponente, possono, a richiesta di quest’ultimo, essere trasformate in interpellanze al fine di consentire all’intero Consiglio di conoscere l’oggetto trattato e la risposta ricevuta, ovvero consentire al Presidente o all’Assessore di fornire ulteriori precisazioni.

 

10.  Le interrogazioni riguardanti un particolare argomento iscritto all'ordine del giorno della seduta, possono essere discusse al momento della trattazione dell'argomento al quale si riferiscono.

 

11.  Esaurita la trattazione delle interpellanze, a fronte di questioni di particolare rilevanza e urgenza,  i consiglieri possono presentare interrogazioni urgenti, dandone


lettura al

Consiglio e depositandone il testo presso la presidenza. Il Presidente o l'Assessore incaricato, ove dispongano degli elementi necessari, provvedono a dare risposta all'interrogante. Nel caso che non sussistano le condizioni per dare immediatamente risposta, il Presidente assicura il consigliere interrogante che la stessa gli Sara' inviata entro i cinque giorni successivi all'adunanza.

 

12.  Nelle adunanze nelle quali vengono discussi lo statuto, il bilancio preventivo, il rendiconto, il piano regolatore e le sue varianti generali, non e' iscritta all'ordine del giorno la trattazione di interrogazioni, interpellanze e mozioni.

 

Art. 42

Ordine di trattazione degli argomenti

1.  Il Consiglio comunale, concluse le comunicazioni, procede all'esame degli argomenti secondo l'ordine del giorno. L'ordine di trattazione degli argomenti può essere modificato per decisione del

Presidente o su richiesta di un consigliere, qualora nessuno dei membri del Consiglio si opponga. Nel caso di opposizioni, decide il Consiglio con votazione a maggioranza, senza discussione.

 

2.  Il Consiglio non può discutere ne' deliberare su argomenti che non risultino iscritti all'ordine del giorno della seduta, salvo quanto stabilito dai commi seguenti.

 

3.  Non e' necessaria la preventiva iscrizione di una proposta incidentale, quand'essa venga presentata nel corso della discussione della proposta principale.

 

4.  Il Presidente può fare, nel corso della seduta, comunicazioni estranee agli argomenti all'ordine del giorno, quando riguardino fatti di particolare importanza sopravvenuti o dei quali abbia avuto notizia a seduta iniziata.

 

Art. 43 Discussione - norme generali

1.  Il relatore delle proposte di deliberazione e di altri argomenti iscritti all'ordine del giorno per iniziativa del Sindaco o su proposta della Giunta é lo stesso Sindaco o l'assessore da lui incaricato. Relatori delle proposte presentate dai Consiglieri sono i proponenti stessi.

 

2.  Terminata l'illustrazione di un argomento da parte del relatore, il Presidente da', nell'ordine, la parola a coloro che hanno chiesto d'intervenire, disponendo, per quanto possibile, che si alternino consiglieri che appartengono a gruppi diversi. Quando, dopo che il Presidente ha invitato i consiglieri alla discussione, nessuno domanda la parola, la proposta viene messa in votazione.

 

3.  Nella trattazione dello stesso argomento ciascun consigliere capo gruppo, o il consigliere dallo stesso incaricato di intervenire per il gruppo, può parlare per due volte, la prima per non più di quindici minuti e la seconda per non più di cinque, per rispondere all'intervento di replica del Presidente o del relatore.

 

4.  Gli altri consiglieri possono intervenire nella stessa discussione una sola volta, per non più di dieci minuti ciascuno.


5.  Presidente o relatore replicano agli interventi, nel tempo richiesto da loro natura e numero.

 

6.  Il Presidente, dopo che su un argomento hanno parlato tutti i consiglieri che ne hanno fatto richiesta, avvenuta la replica sua o del relatore, dichiara chiusa la discussione.

 

7.  Il Consiglio, su proposta del Presidente o di almeno tre consiglieri, può dichiarare, a maggioranza, la chiusura della discussione quando, pur essendovi altre richieste di intervento, ritenga che esse abbiano carattere pretestuoso o dilatorio, dato che l'argomento e' stato sufficientemente dibattuto. Ciò può avvenire solo quando sia intervenuto almeno un consigliere per ciascun gruppo, in modo che sia stato possibile conoscere l'opinione di tutti i gruppi, salvo che alcuni di essi dichiarino di rinunciare.

 

8.  Dichiarata chiusa la discussione, la parola può essere concessa, per la dichiarazione di voto, ad un solo consigliere per ogni gruppo e per la durata non superiore, per ciascuno, a cinque minuti. Qualora uno o più consiglieri di un gruppo dissentano dalla posizione dichiarata dal capo gruppo, hanno diritto anch'essi di intervenire, precisando la loro posizione nel richiedere la parola. I loro interventi devono essere contenuti entro il limite di tempo sopra stabilito.

 

9.  I termini di tempo previsti dai commi precedenti sono raddoppiati per le discussioni generali relative allo statuto, al bilancio preventivo, al rendiconto, ai regolamenti ed ai piani regolatori e loro varianti generali. In ogni altra occasione limiti di tempo più ampi possono essere fissati dalla conferenza dei capi gruppo, dandone avviso al Consiglio all'inizio della seduta o prima che si proceda all'esame dell'argomento.

 

Art. 44

Questione pregiudiziale o sospensiva

1.  La questione pregiudiziale si ha quando viene richiesto che un argomento non sia discusso, precisandone i motivi. La questione pregiudiziale può essere posta anche prima della votazione della deliberazione, proponendone il ritiro.

 

2.  La questione sospensiva si ha quando viene richiesto il rinvio della trattazione dell'argomento ad altra adunanza, precisandone i motivi. Può essere posta anche prima della votazione della deliberazione, richiedendo che la stessa sia rinviata ad altra riunione.

 

3.  Le questioni pregiudiziali o sospensive poste prima dell'inizio della discussione di merito vengono esaminate e poste in votazione prima di procedere all'esame dell'argomento cui si riferiscono. Sulle relative proposte può parlare, oltre al proponente, o ad uno di essi, nel caso che la proposta sia stata presentata da più consiglieri, un consigliere per ciascun gruppo, per non oltre cinque minuti. Il Consiglio decide a maggioranza dei presenti, con votazione palese.

 

Art. 45 Fatto personale

1.  Costituisce "fatto personale" l'essere attaccato sulla propria condotta o sentirsi attribuire fatti ritenuti non veri od opinioni e dichiarazioni diverse da quelle espresse.

 

2.  Il consigliere che domanda la parola per fatto personale deve precisarne i motivi; il Presidente decide se il fatto sussiste o meno. Se il consigliere insiste anche dopo la pronuncia negativa del Presidente decide il Consiglio, senza discussione, con votazione


palese.

 

3.  Possono rispondere a chi ha preso la parola per fatto personale unicamente il consigliere o i consiglieri che lo hanno provocato. Gli interventi sul fatto personale non possono durare, nel loro complesso, per più di dieci minuti.

 

4.  Qualora, nel corso della discussione, un consigliere sia accusato di fatti che ledono la sua

onorabilità, può chiedere al Presidente di far nominare dal Consiglio, nel suo interno, una commissione composta da tre membri che indaghi e riferisca sulla fondatezza dell'accusa.

 

5.  La commissione riferisce per scritto, entro il termine assegnatole.

 

6.  Il Consiglio prende atto delle conclusioni della commissione, senza votazioni.

 

Art. 46 Termine dell'adunanza

1.  Di norma, esaurita la trattazione di tutti gli argomenti iscritti all'ordine del giorno, il Presidente dichiara conclusa la riunione.

 

2.  All’inizio della adunanza, il Presidente con proposta motivata e sentita l’opinione dei Capigruppo può proporre un termine ai lavori. Tale richiesta, se adeguatamente motivata, può essere avanzata anche da un gruppo consiliare.

 

CAPO VI

I  CONSIGLIERI SCRUTATORI

Art. 47 Designazione e funzioni

1.  All'inizio di ciascuna seduta, effettuato l'appello, il Presidente designa tre consiglieri, incaricandoli delle funzioni di scrutatore. La minoranza deve essere sempre rappresentata, con un proprio consigliere, fra gli scrutatori.

 

2.  La regolarità delle votazioni palesi ed il loro esito sono accertate dal Presidente. Nel caso di contestazioni sui voti espressi o di non corrispondenza fra il numero dei presenti rispetto ai votanti ed agli astenuti, il Presidente dispone che la votazione sia ripetuta e che il risultato sia verificato con l'assistenza dei consiglieri scrutatori.

 

3.  L'assistenza degli scrutatori e' obbligatoria per le votazioni a scrutinio segreto. Assistono il Presidente nella verifica della validità delle schede e nel conteggio dei voti.

 

4.  Nei verbali delle deliberazioni deve risultare quando l'esito della votazione e' stato verificato

con l'intervento dei consiglieri scrutatori.

 

CAPO VII

IL SEGRETARIO COMUNALE

 

Art. 48

Redazione e firma del verbale dell'adunanza


1.  Il verbale delle adunanze è l'atto pubblico che documenta la volontà espressa, attraverso le deliberazioni adottate, dal Consiglio comunale.

 

2.  Il verbale viene redatto dal Segretario generale o, sotto la sua responsabilità, da altro dipendente comunale dallo stesso designato.

 

3.  Il verbale e costituito dall’estratto redatto dal Segretario generale riportato nella deliberazione e dalla registrazione integrale della seduta.

 

4.  L’estratto deve indicare per ogni singolo argomento specificare: i presenti, i soggetti intervenuti alla discussione, il numero dei voti favorevoli, contrari ed astenuti e l’esito della votazione. Da esso deve risultare quando la seduta abbia avuto luogo in forma segreta e se la votazione e avvenuta a scrutinio segreto.

 

5.  L’estratto è redatto in formato digitale, viene sottoscritto dal Sindaco e dal Segretario generale e sottoposto ad approvazione del Consiglio Comunale.

6.  Il file audio della registrazione viene protocollato e inserito nel sito istituzionale del Comune contestualmente alla convocazione del successivo Consiglio comunale.

 

 

Art. 49

Deposito, Rettifiche – Approvazione e presa d’atto del verbale

1.  Il verbale del Consiglio comunale viene pubblicato nel sito istituzionale del Comune non oltre la data di convocazione del successivo Consiglio comunale.

 

2.  All'inizio della riunione il Presidente chiede al Consiglio se vi siano osservazioni sull’estratto del verbale depositato. Se nessuno si pronuncia, il verbale si intende approvato all'unanimità.

 

3.  Quando anche un solo Consigliere lo richieda, il Segretario generale provvede alla lettura della parte dell’estratto per la quale vengono richieste modifiche o integrazioni. Tali richieste devono essere effettuate proponendo, per iscritto, quanto si intende che sia cancellato o inserito a verbale. Successivamente il Sindaco interpella il Consiglio per conoscere se vi siano opposizioni alla rettifica proposta. Se nessuno chiede di intervenire, la proposta si intende approvata. Se vengono manifestati dissensi possono parlare un Consigliere a favore ed uno contro la proposta, ciascuno non più di cinque minuti. Dopo tali interventi il Sindaco pone in votazione, per alzata di mano, la proposta di rettifica.

 

4.  Le registrazioni delle sedute del Consiglio comunale, in formato digitale, vengono inseriti nel protocollo informatico, a cura del Segretario generale.

 

5.  Il rilascio di copie, estratti e certificazioni desunte dai predetti registri appartiene alla competenza del Segretario generale.

 

CAPO VIII COMMISSIONI CONSILIARI

 

Art. 50 Istituzione Commissioni

1.  Per realizzare una migliore organizzazione dell'attività del Consiglio Comunale e per


un più approfondito esame dei singoli argomenti, vengono istituite le Commissioni Consiliari permanenti, di cui all'Art. 8 del presente Regolamento.

 

2.  Ciascuna Commissione è composta da un numero di 4 membri di cui 2 rappresentano i gruppi di minoranza.

Art. 51 Composizione Commissioni

1.  Le Commissioni Consiliari vengono nominate dal Consiglio Comunale nel suo seno.

 

2.  La prima seduta di ciascuna commissione é convocata dal Sindaco entro 20 giorni dall’esecutività della deliberazione di nomina.

 

3.  Le Commissioni eleggono nel loro seno il Presidente nella prima seduta di insediamento. In caso di assenza o di impedimento del Presidente, le riunioni sono presiedute dal Consigliere più anziano fra i presenti. Il Sindaco, nella prima seduta utile, informa il Consiglio dell'avvenuto insediamento delle Commissioni Consiliari e della elezione dei Presidenti.

 

4.  Tutti i Consiglieri possono partecipare al lavoro delle Commissioni con diritto di parola e di proposta.

 

5.  Non possono far parte delle Commissioni gli Assessori.

 

6.  I Consiglieri possono far parte di più Commissioni contemporaneamente.

 

7.  Il voto dei Consiglieri presenti alla seduta della Commissione vale un numero di voti pari al numero dei componenti il Gruppo rappresentato.

 

8.  Il Sindaco e gli altri componenti della G.C. possono partecipare, senza diritto di voto, ai lavori della Commissione.

 

9.  Al fine di rendere più agevole ed efficace i lavori istruttori delle Commissioni, i Consiglieri comunali possono richiedere di essere affiancati da un consulente esterno di fiducia che si trovi nelle condizioni di eleggibilità a Consigliere Comunale, che potrà partecipare ai lavori delle commissioni, senza diritto di voto ed a esclusivo interesse del Consigliere che lo ha designato. In tal caso, il nominativo dovrà essere formalmente segnalato al Presidente della Commissione Consiliare ed ai Capigruppo.

 

10.  Le funzioni di Segretario della Commissione sono svolte dal Segretario Comunale o suo delegato.

 

Art.  52 Poteri Commissioni

1.  Le Commissioni hanno facoltà di chiedere l'intervento alle proprie riunioni del Sindaco e dei membri della Giunta nonché, previa comunicazione alla Giunta, dei Responsabili di Settore.

 

2.  Le Commissioni Consiliari possono procedere ad udienze conoscitive, nel corso delle quali le persone o i rappresentanti degli Enti che siano stati invitati dalla Commissione o che, avendo chiesto di essere sentiti ne abbiano avuto assenso, rela- zionano esclusivamente in merito all'oggetto in discussione.


3.  Le Commissioni hanno inoltre facoltà di chiedere l'esibizione di atti e documenti.

 

Art. 53 Compiti Commissioni

1.  Le Commissioni Consiliari, nell'ambito delle rispettive competenze per materia di cui all'Art. 8 del presente Regolamento, hanno il compito di:

a)-esaminare ed approfondire, in sede, referente, le più rilevanti questioni di interesse dell'Amministrazione loro deferite dal Consiglio Comunale, dalla Giunta Comunale e dal Sindaco;

b)-svolgere, di propria iniziativa, un esame di controllo su materie e argomenti di particolare interesse per la comunità, segnalandoli al Sindaco che deciderà sulle ulteriori procedure per quanto di competenza del Consiglio Comunale.

 

2.  Le Commissioni esprimono i loro pareri entro e non oltre 20 giorni dalla trasmissione dei relativi atti; trascorso tale termine senza che sia intervenuto il parere, gli atti vengono sottoposti all'approvazione degli organi competenti.

 

Art. 54 Convocazioni delle Commissioni

1.  Ogni Commissione Consiliare, dopo il suo insediamento, è convocata dal suo Presidente o, in sua vece, dal Consigliere anziano membro della Commissione.

 

2.  E' facoltà degli Assessori, per le materie di loro competenza, chiedere al Presidente la convocazione della competente Commissione Consiliare.

 

3.  La convocazione è disposta con avviso scritto da recapitarsi a tutti i componenti con un congruo anticipo, e comunque almeno 24 ore prima.

 

4.  Della convocazione è data notizia al Sindaco, agli Assessori ed ai Capi Gruppo Consiliari.

 

5.  Il Sindaco assicura il coordinamento funzionale delle riunioni delle Commissioni.

 

6.  Il Presidente é tenuto a convocare, entro 20 giorni, la Commissione su richiesta del 50% dei componenti.

 

7.  Ogni componente della Commissione può proporre l'iscrizione all'ordine del giorno di argomenti rientranti nella competenza della medesima.

 

8.  La riunione della Commissione è valida qualora sia presente almeno la metà dei componenti.

 

Art. 55

Verbale delle sedute delle Commissioni

1.  Delle sedute della Commissione sono redatti, ad opera del Segretario della stessa, i verbali sotto forma di resoconto sommario.

 

2.  Ciascun componente della Commissione ha facoltà di fare verbalizzare integralmente sue eventuali dichiarazioni.


3.  La seduta della Commissione comincia di regola con l'approvazione del verbale della seduta precedente.

 

4.  Il verbale approvato è sottoscritto dal Presidente e dal Segretario della Commissione, ed è raccolto in un apposito registro.

 

5.  I Commissari possono procedere all'eventuale correzione dei sommari dei loro interventi, prima della formale approvazione dei verbali.

 

6.  I verbali delle riunioni delle Commissioni sono trasmessi al Sindaco perché, secondo il contenuto delle indicazioni, provveda a dar corso alle conseguenti procedure.

 

7.  I verbali delle Commissioni possono essere illustrati al Consiglio Comunale dal Presidente della Commissione medesima nella seduta in cui l’argomento è iscritto all’Ordine del Giorno.

 

Art. 56 Sostituzione membri e deleghe

1.  In caso di dimissioni, decadenza o impedimento, che rendano necessaria la sostituzione di un Consigliere, il Gruppo Consiliare di appartenenza designa altro rappresentante ed il Consiglio Comunale procede alla sostituzione.

 

2.  I Consiglieri componenti la Commissione possono delegare ad altri Consiglieri appartenenti allo stesso gruppo di sostituirli in una specifica riunione. Dell'avvenuta sostituzione temporanea è fatta menzione nel processo verbale.

 

Art. 57

Suddivisioni competenze Commissioni

1.  Le competenze delle Commissioni Consiliari vengono suddivise nel modo seguente:

Commissione Consiliare: Assetto e sviluppo economico del territorio

Commissione Consiliare: Servizi scolastici, sociali e sanitari, promozione della attività culturale e sportiva.

Commissione Consiliare: Affari generali ed istituzionali - Bilancio e Programmazione - Personale.

 

Art. 58 Scioglimento Commissioni

1. Le Commissioni Consiliari si scioglieranno automaticamente in seguito alla cessazione, per qualsiasi causa, del Consiglio Comunale che le ha nominate.

 

CAPO IX COMMISSIONI CONSILIARI SPECIALI

 

Art. 59

Commissione per lo Statuto ed i Regolamenti

1.  Il Consiglio Comunale può costituire una Commissione permanente con l’incarico di studiare e proporre aggiornamenti e/o modifiche allo Statuto e dei regolamenti dell’Ente,  la cui deliberazione è attribuita al Consiglio.

 

2.  La commissione è nominata all’inizio di ogni mandato amministrativo e rimane in vita sino a quando opera il Consiglio comunale che l’ha nominata.


3.  La commissione è presieduta dal Sindaco o dal Vice-Sindaco ed è composta da tutti i Capigruppo consiliari, da n. 1 consigliere nominato dalla maggioranza e n. 1 nominato dalle minoranze, da rappresentanti della Giunta, dal Segretario comunale e da funzionari direttamente interessati all’oggetto da trattare ai quali spetterà anche la redazione del verbale della riunione.

 

TITOLO III

ESERCIZIO DELLE FUNZIONI DI INDIRIZZO E DI CONTROLLO POLITICO-AMMINISTRATIVO

 

CAPO I

FUNZIONI DI INDIRIZZO POLITICO - AMMINISTRATIVO

 

Art. 60 Criteri e modalità

1.  Il Consiglio comunale definisce i propri indirizzi politico - amministrativi secondo i principi affermati dallo statuto, stabilendo la programmazione generale dell'ente ed adottando gli atti fondamentali che ne guidano l’attivati', con particolare riguardo:

a)-agli atti che determinano il quadro istituzionale comunale, comprendente lo statuto, i regolamenti per il funzionamento degli organi elettivi e degli istituti di partecipazione popolare, gli ordinamenti del decentramento, gli organismi costituiti per la gestione di servizi, le forme associative e di collaborazione con altri soggetti;

b)-agli atti che costituiscono l'ordinamento organizzativo comunale, quali i regolamenti, la disciplina dei tributi e delle tariffe;

c)-agli atti di programmazione finanziaria annuale e pluriennale, bilanci, programmi di opere pubbliche e piani d'investimenti; agli atti che incidono sulla consistenza del patrimonio immobiliare dell'ente e sulla definizione degli indirizzi per la sua utilizzazione e gestione;

d)-agli atti di pianificazione territoriale ed urbanistica

 

2.  Il Consiglio, con gli atti di programmazione operativa e finanziaria annuale e pluriennale definisce gli obiettivi da realizzare e indica i tempi per il loro conseguimento.

 

3.  Il Consiglio può stabilire, con gli atti fondamentali approvati, criteri - guida per la loro concreta

attuazione ed adottare risoluzioni per promuovere, indirizzare, sollecitare l’attivati' degli altri organi

elettivi e dell'operato dell'organizzazione, per l'attuazione dei programmi approvati con il bilancio.

 

4.  Il Consiglio può esprimere indirizzi per l'adozione da parte della Giunta di provvedimenti dei quali i revisori dei conti abbiano segnalato la necessita' per esigenze di carattere finanziario o patrimoniale, concernenti la gestione delle attivati' comunali.


CAPO II

FUNZIONI DI CONTROLLO POLITICO-AMMINISTRATIVO

 

Art. 61 Criteri e modalità

1.  Il Consiglio comunale esercita le funzioni di controllo politico - amministrativo con le modalità stabilite dallo statuto e dal regolamento di contabilità.

 

2.  Il Consiglio verifica, attraverso le relazioni dal sistema interno di controllo, l'andamento della

gestione sotto i profili economico, finanziario ed organizzativo, lo sviluppo dei piani d'investimento e la coerenza attivati' dell'organizzazione comunale con gli indirizzi dal Consiglio stesso programmati.

 

3.  Il collegio dei revisori dei conti adempie alle funzioni allo stesso attribuite dalla legge e collabora con il Consiglio comunale nella sua funzione di controllo e di indirizzo:

 

a)-segnalando al Consiglio, in occasione della presentazione del bilancio, i contenuti dello stesso meritevoli di particolare esame;

b)-segnalando aspetti e situazioni della gestione economico-finanziaria corrente capaci di incidere negativamente sui risultati;

c)-sottoponendo le proprie valutazioni sui risultati del controllo economico della gestione formulando in base ad essi eventuali proposte;

d)-riferendo immediatamente al Consiglio in merito a gravi irregolarità riscontrate nella gestione dell'ente;

e)-sottoponendo i risultati attivati' di revisione esercitata sulle istituzioni comunali;

f)-redigendo apposita relazione, che accompagna la proposta di deliberazione consiliare del rendiconto, nella quale attesta la corrispondenza del conto alle risultanze della gestione ed esprime

rilievi e proposte tendenti a conseguire una migliore efficienza, produttività ed economicità della gestione stessa;

g)-partecipando collegialmente, con funzioni di relazione e consultive, alle adunanze del Consiglio relative all'approvazione del bilancio e del conto consuntivo e, nella persona del Presidente, alle adunanze di cui al terzo comma e, inoltre tutte le volte che lo stesso lo riterrà necessario per riferire o dare pareri consultivi su particolari argomenti.

 

4.  Nell'esercizio delle funzioni di controllo politico - amministrativo il Consiglio comunale può avvalersi delle commissioni consiliari permanenti, attribuendo alle stesse compiti ed incarichi nell'ambito delle materie alle stesse assegnate. Le commissioni esercitano le funzioni suddette riferendo al Consiglio l'esito attivati' effettuata.

 

TITOLO IV

CAPO I COMPETENZA DEL CONSIGLIO

Art. 62

La competenza esclusiva

1.  Il Consiglio comunale ha competenza esclusiva per l'adozione degli atti deliberativi elencati nel secondo comma dell'Art. 32 della legge 8 giugno 1990, n. 142, con i quali


esercita le funzioni fondamentali per l'organizzazione e lo sviluppo della comminuta' e determina gli indirizzi della politica amministrativa dell'ente.

 

2.  Sono inoltre di competenza del Consiglio comunale gli atti ed i provvedimenti allo stesso attribuiti sia da altre disposizioni della legge suddetta, sia da leggi ad essa successive, nonché quelli relativi alle dichiarazioni di ineleggibilità ed incompatibilità dei consiglieri comunali, alla loro surrogazione ed alla supplenza nel caso di sospensioni di diritto.

 

3.  Il Consiglio comunale non può delegare le funzioni allo stesso attribuite ad altri organi i quali non possono adottare, nemmeno in caso d'urgenza, provvedimenti nelle materie riservate dalla legge o dallo statuto alla esclusiva competenza del Consiglio, salvo quanto previsto dal terzo comma dell'Art. 32 della legge 8 giugno 1990, n. 142, limitatamente alle variazioni di bilancio.

 

CAPO II

LE DELIBERAZIONI

Art. 63 Forma e contenuti

1.  L'atto deliberativo adottato dal Consiglio comunale deve contenere tutti gli elementi essenziali, necessari affinché sia valido ed efficace. Tutti gli atti devono essere motivati.

 

2.  Su ogni proposta di deliberazione devono essere espressi i pareri di regolarità tecnica previsti dalla legge n.142/90 e successive modificazioni, dallo statuto e dai regolamenti comunali. I pareri debbono essere inseriti nella deliberazione. Gli impegni di spesa non possono essere assunti senza l'attestazione della copertura finanziaria da parte del responsabile del servizio finanziario. Senza tale

attestazione l'atto e' nullo di diritto.

 

3.  L'istruttoria della deliberazione e' effettuata dal segretario comunale il quale cura che i pareri siano espressi in modo chiaro, univoco ed esauriente, assicurando al Consiglio comunale tutti gli elementi di valutazione necessari per assumere le decisioni che allo stesso competono.

 

4.  Quando il testo della deliberazione proposto, depositato nei termini stabiliti dal regolamento, non viene emendato durante i lavori del Consiglio, esso e' sottoposto a votazione senza che ne sia data lettura, salvo che la stessa sia espressamente richiesta da un consigliere comunale, precisandone i motivi.

 

5.  Quando il testo della deliberazione proposto viene emendato nel corso del dibattito, il Segretario comunale valuta se le modifiche introdotte non incidano sulla regolarità dell’atto ovvero se gli emendamenti proposti necessitano di un’ulteriore espressione di parere di regolarità tecnica da parte dell’ufficio competente. Nel primo caso, l’atto emendato viene letto ai consiglieri prima della votazione, insieme con il parere espresso dal Segretario. Nel secondo caso l’atto deliberativo deve essere rinviato alla seduta successiva per la necessaria verifica di regolarità; solo nel caso in cui il responsabile dell’ufficio competente partecipi all’adunanza e sia nelle condizioni di attestare un nuovo parere é possibile dare corso alla votazione dopo aver letto ai consiglieri il testo emendato ed i relativi pareri.

 

6.  Il coordinamento tecnico dell'atto ha luogo nel corso del procedimento deliberativo. In


sede di verbalizzazione possono essere effettuati, a cura del Segretario comunale, soltanto perfezionamenti di carattere meramente letterale.

 

 

CAPO  III LE VOTAZIONI

 

Art. 64 Modalità generali

1.  L'espressione del voto dei consiglieri comunali e' effettuata di norma, in forma palese.

 

2.  Le votazioni in forma palese si effettuano con le modalità di cui al successivo Art.65.

 

3.  Le votazioni in forma segreta sono effettuate quando siano prescritte espressamente dalla legge o dallo statuto e nei casi in cui il Consiglio deve esprimere, con il voto, l'apprezzamento e la valutazione delle qualità e dei comportamenti di persone.

 

4.  Non si può procedere a votazioni di ballottaggio, salvo che la legge disponga diversamente.

 

5.  La votazione non può aver luogo se al momento della stessa i consiglieri non sono presenti nel numero necessario per rendere legale l'adunanza e, nei casi previsti dalla legge, dallo statuto e dal presente regolamento, per la legittimati' della votazione stessa.

 

6.  Su ogni argomento l'ordine delle votazioni e' il seguente:

a)-la votazione sulla questione pregiudiziale si effettua prima di iniziare la trattazione dell'argomento o di adottare la deliberazione allo stesso relativa, a seconda del momento in cui la questione stessa viene sollevata;

b)-le proposte di emendamento si votano nel seguente ordine emendamenti soppressivi, emendamenti modificativi, emendamenti aggiuntivi;

c)-per i provvedimenti composti di varie parti, commi od articoli, quando almeno un terzo dei consiglieri presenti ha richiesto che siano votati per divisione, la votazione avviene su ciascuna parte della quale sia stata domandata la suddivisione, nell'ordine in cui le parti stesse costituiscono

lo schema dell'atto deliberativo;

d)-i provvedimenti per i quali siano stati approvati emendamenti vengono conclusivamente votati nel testo definitivo, risultante dallo schema originario modificato in conformati' a quanto in precedenza deciso.

 

7.  Ogni proposta di deliberazione comporta distinta votazione.

 

8.  Per i regolamenti ed i bilanci le votazioni avvengono con le seguenti modalità:

a)-per i regolamenti il Presidente invita i consiglieri a far conoscere su quali articoli essi presentano proposte di modifica o soppressione, formulate per scritto. Discusse e votate tali proposte, il testo definitivo del regolamento viene posto in votazione nel suo complesso in forma palese;

b)-per i bilanci, avvenuta la discussione generale, si effettuano le votazioni sulle eventuali proposte di modifica di singoli contenuti, presentate dai consiglieri. Concluse tali votazioni vengono posti in votazione, congiuntamente, il bilancio annuale corredato della relazione previsionale e programmatica e del bilancio pluriennale e le altre determinazioni comprese nello schema di deliberazione proposto con le modificazioni, sia al bilancio che


alla deliberazione, conseguenti all'approvazione preliminare di eventuali modifiche.

 

9.  Quando e' iniziata la votazione non e' più consentito ad alcuno di effettuare interventi, fino alla proclamazione dei risultati. Sono consentiti solo brevissimi richiami alle disposizioni dello statuto e del regolamento, relativi alle modalità della votazione in corso.

 

Art. 65 Votazioni in forma palese

1.  Nelle votazioni in forma palese i consiglieri votano per alzata di mano.

 

2.  Il Presidente pone ai voti il provvedimento proponendo ai consiglieri di indicare con chiarezza la loro posizione favorevole, contraria o di astensione.

 

3.  Controllato l'esito della votazione con la collaborazione del segretario comunale, il Presidente ne proclama il risultato.

 

4.  La votazione e' soggetta a controprova, se questa viene richiesta anche da un solo consigliere, purché immediatamente dopo la sua effettuazione. In tal caso assistono al controllo del risultato della votazione, su invito del Presidente, anche i consiglieri  scrutatori.

 

5.  I consiglieri che votano contro la deliberazione o si astengono e che intendono che la loro posizione risulti nominativamente a verbale, debbono dichiararlo prima o immediatamente dopo l'espressione del voto o l'astensione.

Art. 66

Votazione per appello nominale

1.  Alla votazione per appello nominale si procede quando e' prescritta dalla legge o dallo statuto od in tal senso si sia pronunciato il Consiglio, su proposta del Presidente o di almeno un quinto dei consiglieri.

 

2.  Il Presidente precisa al Consiglio il significato del "si'", favorevole alla deliberazione proposta, e del "no", alla stessa contrario.

 

3.  Il Segretario comunale effettua l'appello, al quale i consiglieri rispondono votando ad alta voce ed il risultato della votazione e' riscontrato e riconosciuto dal Presidente, con l'assistenza degli scrutatori e del Segretario stesso.

 

4.  Il voto espresso da ciascun consigliere nelle votazioni per appello nominale e' annotato a verbale.

Art. 67 Votazioni segrete

1.  La votazione mediante scrutinio segreto viene effettuata a mezzo di schede.

 

2.  Nelle votazioni  si procede come appresso:

a)-le schede sono predisposte dalla segreteria comunale, in bianco, uguali di colore e formato, prive di segni di riconoscimento;

b)-ciascun consigliere scrive nella scheda i nomi di coloro che intende eleggere, nel numero indicato nello schema di deliberazione sottoposto al Consiglio.

 

3.  I nominativi iscritti  nella  scheda oltre il  numero previsto si considerano come non scritti, iniziando, nell'ordine, dal primo in eccedenza.


4.  Quando la legge, gli statuti od i regolamenti stabiliscono che fra i nominandi deve esservi una

rappresentanza predeterminata della maggioranza e della minoranza e non siano precisate espressamente le norme che disciplinano l'elezione, il Presidente stabilisce le modalità della votazione in modo da assicurare tali rappresentanze. Ciascun consigliere può essere invitato a votare un solo nome od un numero limitato di nominativi, restando eletti coloro che riportano il maggior numero dei voti.

 

5.  Coloro che votano scheda bianca sono computati come votanti.

 

6.  I consiglieri che si astengono dalla votazione sono tenuti a comunicarlo al Presidente, affinché ne sia preso atto a verbale.

 

7.  Terminata la votazione il Presidente, con l'assistenza degli scrutatori e del Segretario, procede

allo spoglio delle schede, al computo dei voti e comunica al Consiglio il risultato, proclamando coloro che sono stati eletti.

 

8.  Nel caso di irregolarità e quando il numero dei voti validi risulti diverso da quello dei votanti, il Presidente annulla la votazione e ne dispone l'immediata ripetizione.

 

9.  Il carattere "segreto" della votazione deve risultare dal verbale nel quale deve darsi atto che le

operazioni di scrutinio sono state effettuate con  l'assistenza dei consiglieri scrutatori.

 

Art. 68

Esito delle votazioni

1.  Salvo che per i provvedimenti, espressamente previsti dalle leggi o dallo statuto, per i quali si richiede un "quorum" speciale di maggioranza di voti, ogni deliberazione del Consiglio comunale s'intende approvata quando abbia ottenuto il voto favorevole della maggioranza dei votanti, ossia un numero di voti a favore pari ad almeno la meta' più uno dei votanti. Se il numero dei votanti e' dispari, la maggioranza assoluta e' data da un numero di voti favorevoli che, raddoppiato, da' un numero superiore di una unita' al totale dei votanti.

 

2.  I consiglieri che si astengono dal voto si computano nel numero necessario a rendere legale l'adunanza, ma non nel numero dei votanti.

 

3.  Nel caso di votazioni segrete, le schede bianche o nulle si computano per determinare il numero dei votanti.

 

4.  In caso di parità di voti la proposta non e' approvata. La votazione infruttuosa per parità di voti non esaurisce l'argomento posto all'ordine del giorno e pertanto non preclude la rinnovazione del voto nella stessa adunanza.

 

5.  Salvo i casi particolari espressamente previsti dalla legge o dallo statuto, una deliberazione non approvata alla seconda votazione o respinta alla prima non può, nella stessa adunanza, essere ulteriormente oggetto di discussione e di votazione. Può essere riproposta al Consiglio solo in una

adunanza successiva.


6.  Dopo l'annuncio dell'esito della votazione il Presidente conclude il suo intervento con la formula "il Consiglio ha approvato" oppure "il Consiglio non ha approvato".

 

7.  Nel verbale viene indicato esattamente il numero dei voti favorevoli e contrari alla proposta e quello degli astenuti. Nelle votazioni con schede viene indicato il numero dei voti ottenuto da ciascun nominativo, inclusi i non eletti.

 

Art. 69

Deliberazioni immediatamente eseguibili

1.  Nel caso di urgenza le deliberazioni del Consiglio comunale possono essere dichiarate immediatamente eseguibili con il voto espresso della maggioranza dei componenti.

 

2.  La dichiarazione di immediata eseguibilità ha luogo dopo l'avvenuta approvazione della deliberazione, con votazione separata, espressa in forma palese.

 

TITOLO V DISPOSIZIONI FINALI

Art. 70

Entrata in vigore - Diffusione

1.  Il presente regolamento entrare' in vigore dopo che sara' divenuta esecutiva la deliberazione con la quale e' stato approvato.

 

2.  Dopo l'esecutività della deliberazione il regolamento é pubblicato all'Albo Pretorio per quindici giorni.

 

3.  Sostituisce ed abroga le precedenti regolamentazioni che disciplinavano il funzionamento del

Consiglio  comunale,  il  funzionamento  delle  commissioni  consiliari  permanenti,  il regolamento per l’esercizio delle funzioni di consiglieri comunali.

 

4.  Copia del presente regolamento e' inviata dal Sindaco ai consiglieri comunali in carica.

 

5.  Copie del regolamento devono essere depositate nella sala delle adunanze del Consiglio comunale, durante le riunioni, a disposizione dei consiglieri.

 

6.  Copia del regolamento e' inviata ai consiglieri neo-eletti, dopo la proclamazione dell'elezione.

 

7.  Il Sindaco dispone l’invio di copia del regolamento al collegio dei revisori dei conti, agli enti, aziende, istituzioni, società, consorzi, ai quali il Comune partecipa con rappresentanti eletti dal Consiglio attualmente in carica.

 

8.  Il Segretario comunale dispone l'invio di copia del regolamento ai dirigenti e responsabili degli uffici e servizi comunali.


 

 

 

scritto da donini  Data ultima modifica 23/10/2020
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